Questa biocostruzione modifica il paesaggio sottomarino e rappresenta un fondale ricco di risorse per molte specie tanto da essere considerato un hotspot di biodiversità nel Mediterraneo, secondo solo alle praterie di Posidonia oceanica. Questo ecosistema è protetto da numerose Direttive europee e accordi internazionali, e rappresenta un ottimo indicatore di impatti legati alle attività umane.

Alle Secche di Tor Paterno le particolari caratteristiche ambientali favoriscono lo sviluppo del coralligeno, che di fatto ricopre gran parte dei fondali rocciosi nell’AMP. Per la sua elevata valenza ecologica e per la sua ampia distribuzione nell’AMP, il monitoraggio del coralligeno rappresenta uno strumento fondamentale per valutare lo stato di salute e il grado di integrità dei fondali, oltre che per comprendere gli effetti delle pressioni ambientali e dei cambiamenti in atto nell’ecosistema marino dell’AMP.

Obiettivo

Lo studio, condotto dal Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università degli Studi di Roma, è finalizzato a:

✅ Individuare l’habitat e i popolamenti del coralligeno presenti all’interno dell’AMP;

✅ Acquisire documentazione video fotografica ad alta definizione e georeferenziata;

✅ Valutare la composizione e la struttura dei popolamenti presenti, l’abbondanza e la condizione delle specie megabentoniche sessili strutturanti (ovvero le specie erette in grado di formare habitat complessi).

Il disegno di campionamento

Sulla base dei dati morfo-batimetrici e delle carte tematiche dell’AMP, sono stati effettuati 4 percorsi esplorativi utilizzando un veicolo a pilotaggio remoto (ROV) che hanno permesso di acquisire immagini del fondale tra 30 e 55 m di profondità. Con il termine percorso si fa riferimento ad una lunga e continua immersione del ROV effettuata entro un range batimetrico contenuto e in funzione delle caratteristiche morfologiche del fondale. I percorsi ROV esplorativi hanno permesso, poi, di estrapolare un totale di 9 transetti suddivisi in 3 siti localizzati rispettivamente nelle porzioni NE, SW e E dell’AMP Secce di Tor Paterno. I siti sono tra loro distanti più di 500 m, mentre i transetti presentano un’estensione di circa 200 m e sono distanti almeno 50 m l’uno dall’altro.

Il disegno di campionamento è coerente con il protocollo impiegato per il monitoraggio dell’habitat coralligeno definito nell’ambito della Direttiva Quadro per la Strategia Marina (MSFD).

Metodo

Le indagini sono state effettuate con un ROV (Eprons ALPHAROC D500) equipaggiato con la seguente strumentazione:

  • sistema di posizionamento geografico acustico subacqueo (USBL);
  • sistema di regolazione automatica di profondità (auto depth);
  • bussola;
  • fari per l’illuminazione.
  • videocamera con sensore HD posta sulla parte superiore del veicolo
  • 4 puntatori l aser distanziati tra loro 7 e 10 cm a delimitare un rettangolo di circa 70 cm 2 per il calcolo delle dimensioni dell’area coperta dal singolo fotogramma acquisito e delle dimensionidelle colonie delle specie strutturanti.

Risultati

Il paesaggio sommerso

Lo studio evidenzia una notevole ricchezza ed integrità dei popolamenti di coralligeno all’interno dell’AMP Secche di Tor Paterno. Il coralligeno caratterizza tutti i fondali scandagliati dal ROV.

La ricchezza specifica

L’analisi dei video ROV ha permesso il riconoscimento di 58 taxa o gruppi tassonomici.

Le specie rinvenute appartengono ai seguenti Phyla: Rhodophyta (4), Ochrophyta (3), Chlorophyta (2), Porifera (20), Cnidaria (11), Annelida (4), Mollusca (1), Bryozoa (8), Echinodermata (3) e Chordata (2). In totale, le specie sono state distinte in specie non strutturanti (47) e specie strutturanti (11), queste ultime in grado di formare habitat complessi.

 

 

Il numero di specie rinvenuto non varia sensibilmente tra i tre siti investigati: i valori di ricchezza specifica sono stati quantificati in 41, 46 e 40, rispettivamente per i siti nominati S1, S2 e S3.

In totale sono state censite 11 specie strutturanti: 4 Demospongiae (Axynella cannabina, A. polypoides, Sarcotragus. foetidus e Spongia lamella), 5 Anthozoa (Eunicella cavolini, E. singularis, Leptogorgia sarmentosa, Paramuricea clavata e Savalia savaglia) e 2 Gymnolaemata (Myriapora truncata e Pentapora fascialis). Il numero medio di specie strutturanti rinvenute per transetto

Le specie strutturanti più frequenti e abbondanti sono E. singularis e P. clavata con valori massimi di densità pari a 1,9 e 2,6 colonie/m2

La ristretta diffusione dei fenomeni di epibiosi e necrosi è informativa del buono stato di salute delle specie strutturanti. L’epibiosi è stata riscontrata mediamente nel 10% delle colonie delle specie strutturanti monitorate, interessando solo nel 1,3% dei casi più del 50% della colonia. Invece, la necrosi colpisce circa il 6% delle gorgonie monitorate nell’AMP Secche di Tor Paterno, e solo nel 0,5% dei casi è stata osservata colpire più del 50% della superficie della colonia.

 

Nei siti monitorati è stato identificato un totale di 107 rifiuti, appartenenti nel 99,7% dei casi ad attrezzi da pesca persi sul fondale. Si tratta di attrezzi molto incrostati, quindi si presume siano stati persi molti anni fa.

 

Gli attrezzi da pesca persi sono stati censiti tra 30 e 50 m di profondità e nel 46% dei casi è stato riportato l’intrappolamento ai danni di 95 colonie appartenenti a specie strutturanti. Le specie che subiscono maggiormente questo disturbo sono M. truncata e P. clavata.

Confronto tra altre aree italiane

Un dato
eccezionale

La ricchezza specifica dei reefs di coralligeno dell’AMP Secche di Tor Paterno è la più elevata tra le aree monitorate lungo le coste del Lazio: Capo Linaro, Secca di Costacuti e Palmarola si caratterizzano rispettivamente per 40, 55 e 52 taxa megabentonici.

Il confronto con altre regioni italiane

Le Secche di Tor Paterno si caratterizzano per un elevato numero di specie strutturanti che compongono lo strato eretto dei popolamenti, così come altri siti monitorati in Calabria, Lazio, Liguria, Puglia e Sicilia.

Il coralligeno
laziale

Lo stato di salute delle specie strutturanti è in linea con quanto evidenziato in altri siti monitorati lungo la costa laziale.