Obiettivo
Lo studio, condotto dal Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università degli Studi di Roma, è finalizzato a:
✅ Individuare l’habitat e i popolamenti del coralligeno presenti all’interno dell’AMP;
✅ Acquisire documentazione video fotografica ad alta definizione e georeferenziata;
✅ Valutare la composizione e la struttura dei popolamenti presenti, l’abbondanza e la condizione delle specie megabentoniche sessili strutturanti (ovvero le specie erette in grado di formare habitat complessi).
Il disegno di campionamento
Sulla base dei dati morfo-batimetrici e delle carte tematiche dell’AMP, sono stati effettuati 4 percorsi esplorativi utilizzando un veicolo a pilotaggio remoto (ROV) che hanno permesso di acquisire immagini del fondale tra 30 e 55 m di profondità. Con il termine percorso si fa riferimento ad una lunga e continua immersione del ROV effettuata entro un range batimetrico contenuto e in funzione delle caratteristiche morfologiche del fondale. I percorsi ROV esplorativi hanno permesso, poi, di estrapolare un totale di 9 transetti suddivisi in 3 siti localizzati rispettivamente nelle porzioni NE, SW e E dell’AMP Secce di Tor Paterno. I siti sono tra loro distanti più di 500 m, mentre i transetti presentano un’estensione di circa 200 m e sono distanti almeno 50 m l’uno dall’altro.
Il disegno di campionamento è coerente con il protocollo impiegato per il monitoraggio dell’habitat coralligeno definito nell’ambito della Direttiva Quadro per la Strategia Marina (MSFD).
Metodo
Le indagini sono state effettuate con un ROV (Eprons ALPHAROC D500) equipaggiato con la seguente strumentazione:
- sistema di posizionamento geografico acustico subacqueo (USBL);
- sistema di regolazione automatica di profondità (auto depth);
- bussola;
- fari per l’illuminazione.
- videocamera con sensore HD posta sulla parte superiore del veicolo
- 4 puntatori l aser distanziati tra loro 7 e 10 cm a delimitare un rettangolo di circa 70 cm 2 per il calcolo delle dimensioni dell’area coperta dal singolo fotogramma acquisito e delle dimensionidelle colonie delle specie strutturanti.
La ricchezza specifica
L’analisi dei video ROV ha permesso il riconoscimento di 58 taxa o gruppi tassonomici.
Le specie rinvenute appartengono ai seguenti Phyla: Rhodophyta (4), Ochrophyta (3), Chlorophyta (2), Porifera (20), Cnidaria (11), Annelida (4), Mollusca (1), Bryozoa (8), Echinodermata (3) e Chordata (2). In totale, le specie sono state distinte in specie non strutturanti (47) e specie strutturanti (11), queste ultime in grado di formare habitat complessi.

Il numero di specie rinvenuto non varia sensibilmente tra i tre siti investigati: i valori di ricchezza specifica sono stati quantificati in 41, 46 e 40, rispettivamente per i siti nominati S1, S2 e S3.

In totale sono state censite 11 specie strutturanti: 4 Demospongiae (Axynella cannabina, A. polypoides, Sarcotragus. foetidus e Spongia lamella), 5 Anthozoa (Eunicella cavolini, E. singularis, Leptogorgia sarmentosa, Paramuricea clavata e Savalia savaglia) e 2 Gymnolaemata (Myriapora truncata e Pentapora fascialis). Il numero medio di specie strutturanti rinvenute per transetto
Le specie strutturanti più frequenti e abbondanti sono E. singularis e P. clavata con valori massimi di densità pari a 1,9 e 2,6 colonie/m2
La ristretta diffusione dei fenomeni di epibiosi e necrosi è informativa del buono stato di salute delle specie strutturanti. L’epibiosi è stata riscontrata mediamente nel 10% delle colonie delle specie strutturanti monitorate, interessando solo nel 1,3% dei casi più del 50% della colonia. Invece, la necrosi colpisce circa il 6% delle gorgonie monitorate nell’AMP Secche di Tor Paterno, e solo nel 0,5% dei casi è stata osservata colpire più del 50% della superficie della colonia.

Nei siti monitorati è stato identificato un totale di 107 rifiuti, appartenenti nel 99,7% dei casi ad attrezzi da pesca persi sul fondale. Si tratta di attrezzi molto incrostati, quindi si presume siano stati persi molti anni fa.

Gli attrezzi da pesca persi sono stati censiti tra 30 e 50 m di profondità e nel 46% dei casi è stato riportato l’intrappolamento ai danni di 95 colonie appartenenti a specie strutturanti. Le specie che subiscono maggiormente questo disturbo sono M. truncata e P. clavata.
