La regolamentazione o il divieto di pesca all’interno delle AMP favoriscono il cosiddetto “effetto riserva”, ovvero il recupero delle specie bersaglio in termini di abbondanza, dimensioni e biomassa all’interno del perimetro dell’area. Questo recupero è tanto maggiore quanto maggiore è il grado di protezione dell’AMP.

Numerosi studi nel Mediterraneo hanno dimostrato che le AMP contribuiscono non solo al ripristino degli ecosistemi e delle reti trofiche, ma anche al miglioramento delle risorse disponibili per la pesca nelle aree circostanti.

Quest’attività rientra nella convenzione di ricerca tra la Stazione Zoologica Anton Dohrn (Genoa Marine Centre) e l’Ente RomaNatura.

Obiettivo

Lo studio ha lo scopo di valutare gli effetti delle misure di tutela sulla fauna ittica nell’AMP Secche di Tor Paterno mediante tecniche non distruttive, quali i censimenti visuali in immersione (underwater visual census). La fauna ittica costiera associata ai substrati duri rappresenta un indicatore riconosciuto a livello internazionale per la valutazione dell’effetto riserva nelle AMP. Le analisi sono state ripetute nella stessa area su più annualità: 2013, 2024 e 2025.

Il disegno di campionamento

Il piano di campionamento è stato sviluppato secondo un approccio standardizzato, al fine di garantire la confrontabilità dei dati sia nel tempo sia con altre AMP italiane e mediterranee.

La raccolta dati in immersione è stata effettuata in 6 siti, corrispondenti alle boe di ormeggio presenti all’interno dell’AMP e destinati alle attività turistiche subacquee.

Quest’area, al di sotto della batimetrica dei 45 m, è di fatto un’area completamente protetta in cui non sono permesse attività di pesca ricreativa, sportiva e artigianale.

Metodo

I campionamenti sono stati effettuati attraverso censimenti visuali (underwater visual census, UVC) della fauna ittica, utilizzando la tecnica dei transetti.

Tale tecnica consiste nel censire, direttamente in immersione subacquea, le specie ittiche lungo ‘corridoi’ di fondale roccioso di 25 x 5 m (area campionaria: 125 m2), valutandone l’abbondanza e la taglia.

Gli operatori scientifici subacquei hanno effettuato 8 transetti presso ogni sito di immersione, a profondità comprese tra 18 e 30 metri, ripetendo le osservazioni in due campagne: a giugno e ottobre.

Le specie bersaglio

Particolare attenzione è stata rivolta a 7 specie bersaglio, molto informative dell’efficacia delle misure di conservazione:

La presenza di rifiuti

Contestualmente alla raccolta dei dati su abbondanza e biomassa della fauna ittica, lungo ciascun transetto è stata registrata la presenza di attrezzi da pesca abbandonati e di rifiuti marini (marine litter).

Gli attrezzi sono stati classificati per tipologia e sono stati inclusi anche materiali riconducibili ad attività nautiche, quali cime e ancore.

Risultati

✅ Durante le due campagne di campionamento condotte nel 2025 sono stati identificati e censiti complessivamente 40 taxa di fauna ittica, tutti determinati a livello di specie.

✅ Dalle analisi è emerso che la biomassa e la densità del popolamento ittico dell’AMP hanno, nel complesso, valori assoluti relativamente elevati. I dati rilevati presso le Secche di Tor Paterno si collocano tra i valori assoluti più elevati se confrontati con quelli disponibili in letteratura in ambito mediterraneo.

✅ Le distribuzioni taglia-frequenza delle 7 specie bersaglio hanno mostrato un’importante frazione di individui di taglia medio-grande oltre qualche individuo di taglia massima molto significativa.

✅ La distribuzione di taglia della cernia bruna ha mostrato la presenza di molti individui di taglia superiore ai 70 cm fino a due individui di taglia pari e superiore a 1 m. La cernia dorata e la cernia rossa hanno mostrato una mediana compresa tra 50 e 60 cm e taglie massime di 1 m e 80 cm, rispettivamente. I tre saraghi, Diplodus puntazzo, D. sargus e D. vulgaris, hanno mostrato classi modali tra i 20 e i 16 cm, con proporzioni significative di individui superiori ai 20 cm e taglie massime intorno ai 40 cm. Infine, la corvina ha mostrato una taglia modale pari a 40 cm e una taglia massima intorno ai 50 cm.

✅ Relativamente ai ‘rifiuti’, sono stati trovati soprattutto cime e vecchi attrezzi da pesca (o meglio parti di essi). Presso tutti i siti di immersione, salvo la boa 1, sono stati censiti ‘rifiuti’ principalmente attribuibili alle attività di pesca

Confronto tra annualità

✅ In termini di ricchezza in taxa i popolamenti ittici indagati nelle annualità 2013, 2024 e 2025 sono risultati piuttosto simili: sono stati censiti 37, 36 e 40 taxa, rispettivamente.

✅ Le analisi relative alle biomasse dell’intero popolamento ittico e quelle relative alle sette specie di importanza per la conservazione hanno riscontrato differenze tra le tre annualità di campionamento. Queste differenze potrebbero tuttavia essere collegate anche ad oscillazioni naturali delle popolazioni delle specie.

✅ Il valore medio maggiore per la biomassa totale risulta essere quello del 2013 seguito da quello misurato nel 2025, mentre per la densità il valore medio massimo risulta essere quello misurato nel 2025, seguito da quello del 2013.

✅ Relativamente alla biomassa e alla densità cumulate delle sette specie di interesse conservazionistico, si osservano valori elevati e sostanzialmente comparabili tra il 2013, il 2024 e il 2025. Cernia bruna e corvina (ed in parte cernia rossa) sono le specie che maggiormente sembrano aumentare confrontando i dati 2013 con quelli delle campagne più recenti (2024 e 2025).

✅ Si sottolinea la necessità di adottare estrema cautela nell’interpretazione dei dati relativi alla fauna ittica costiera, intrinsecamente caratterizzati da elevata variabilità. Per una valutazione esaustiva e affidabile, tali dati richiedono infatti l’analisi di serie temporali di lungo periodo. Perciò, RomaNatura ha deciso di continuare il monitoraggio di una delle caratteristiche distintive dell’AMP

✅ Studi recenti evidenziano, inoltre, a scala mediterranea, una tendenza generale alla diminuzione della biomassa ittica, osservabile, seppur in misura meno marcata, anche all’interno delle AMP, probabilmente in relazione agli effetti della crisi climatica in atto e, in particolare, all’aumento della temperatura delle acque.