La loro presenza garantisce l’equilibrio delle comunità che popolano gli ecosistemi marino costieri. Nell’AMP e nell’area circostante, prossima alla foce del Tevere, è stata documentata la presenza del Tursiope (Tursiops truncatus) e di altre specie, registrando di fatto eventi biologici di eccezionale rilievo: tra i cetacei censiti, tuttavia, il tursiope rappresenta l’unica specie a manifestare un’alta fedeltà al sito (High Site Fidelity)

Il presente studio, finanziato da RomaNatura, è finalizzato alla valutazione dello stato di salute dei fondali e degli organismi marini, nonché alla verifica della sostenibilità delle attività antropiche consentite all’interno dell’AMP.

Obiettivo

L’APS sotto al mare ha dato continuità all’opera di analisi sistematica ed elaborazione dei dati tecnico-scientifici raccolti nell’ambito del progetto ‘Catturati in FOTo’. Nello specifico, FOTo rappresenta sia l’acronimo dell’area di studio investigata Fiumicino-Ostia-Torvaianica, sia la tecnica di ricerca utilizzata, ovvero la cattura fotografica. Lo studio ha l’obiettivo di:

✅ Definire e quantificare la presenza di mammiferi marini nell’AMP e nelle aree limitrofe;

✅ Riconoscere in maniera univoca degli esemplari attraverso l’analisi dei caratteri naturali permanenti (marks) e valutare la fedeltà al sito;

✅ Stimare la densità e la distribuzione della popolazione della principale specie target ( truncatus) in funzione dell’estensione e della conformazione dell’area di studio.

Il disegno di campionamento

L’area di monitoraggio è localizzata nel Tirreno Centrale e si estende per circa 700 km² tra i litorali di Fiumicino e Torvaianica, fino a circa 6 miglia nautiche dalla costa, in corrispondenza dell’isobata dei 100 metri. Le attività di monitoraggio sono state condotte mediante un approccio di campionamento spaziale di tipo casuale (random survey), non vincolato a transetti fissi, così da garantire una copertura ampia e flessibile dell’area di studio. Questa metodologia consente di adattare dinamicamente i rilievi alle condizioni ambientali e alle segnalazioni raccolte in tempo reale.

Le osservazioni in mare sono state effettuate da due operatori certificati Marine Mammal Observer (MMO), impegnati simultaneamente nell’osservazione di settori di 180° rispettivamente a dritta e a sinistra dell’imbarcazione, assicurando una copertura visiva completa dell’area investigata.

Le attività si sono avvalse di strumentazione specialistica, tra cui binocoli Nikon 10×42 ad alto contrasto, fotocamera reflex Canon EOS 7D con teleobiettivo stabilizzato 100–400 mm e drone per riprese aeree. Tali strumenti consentono di documentare con elevato dettaglio le caratteristiche morfologiche degli animali, in particolare della pinna dorsale, mantenendo al contempo le distanze di sicurezza previste dal codice di condotta ACCOBAMS.

Metodo

Il protocollo di avvistamento adottato nello studio si articola in diverse fasi sequenziali e temporalmente distinte.

  1. Avvicinamento non invasivo – Gli animali vengono avvicinati mediante manovre a bassa velocità e con traiettoria parallela a quella del gruppo osservato, evitando intersezioni brusche, inseguimenti o comportamenti potenzialmente disturbanti.
  2. Acquisizione fotografica – Vengono raccolte immagini ad alta risoluzione finalizzate alla foto-identificazione dei singoli individui appartenenti al gruppo, secondo approcci di tipo mark-recapture.
  3. Monitoraggio delle interazioni antropiche – Durante le attività vengono registrate eventuali unità da pesca professionale presenti nell’area (ad es. strascico e reti da posta), al fine di documentare possibili fenomeni di interazione trofica o competizione spaziale con i cetacei.
  4. Conclusione della sessione di osservazione – Le attività di monitoraggio vengono interrotte al raggiungimento della completa copertura fotografica degli individui presenti oppure dopo 15 minuti consecutivi di perdita del contatto visivo. In via prioritaria, l’osservazione viene immediatamente sospesa qualora vengano rilevati segnali di disturbo o alterazioni comportamentali attribuibili alla presenza dell’imbarcazione, quali repentini cambi di direzione, apnea prolungata, fuga o interruzione delle attività sociali e trofiche, in conformità con i protocolli di conservazione e tutela previsti dall’ACCOBAMS.

La specie target del monitoraggio

Il programma di monitoraggio si focalizza primariamente sulla popolazione di tursiope (T. truncatus). Il tursiope, precedentemente inserito come Vulnerable (VU) nella Lista Rossa delle specie dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) è oggi categorizzato come Least Concern (LC). La specie è anche protetta dalle Convenzioni di Berna, di Barcellona e di Washington, dalla Direttiva comunitaria Habitat e dalla legge italiana n.157/’92. Questo odontocete costiero è generalmente utilizzato come bio-indicatore dello stato di salute dell’ecosistema marino.

Risultati

Dal 2019 sono state effettuate 328 uscite di monitoraggio, che hanno prodotto una copertura spaziale totale di 7.086,38 nm e un impegno temporale di oltre 1.180 ore di navigazione in assetto di ricerca.

Prevale nettamente il tursiope, specie target del progetto, rispetto agli avvistamenti occasionali di stenella striata.

I risultati indicano che gran parte degli individui che frequentano abitualmente l’area è stata identificata, consentendo di concentrare le future attività di ricerca sull’analisi delle ricatture e dei movimenti individuali. Allo stesso tempo, la Discovery Curve continua a mostrare l’ingresso di nuovi individui, suggerendo che la popolazione appartenga a un sistema aperto e dinamico, inserito in un’area di distribuzione più ampia lungo la costa laziale.

 

La distribuzione delle frequenze di cattura fornisce una stima della stabilità sociale e spaziale della popolazione monitorata all’interno dei confini dell’area di studio. La maggior parte degli individui (136 individui, pari a circa il 47% del campione analizzato) rientra nella categoria dei Transienti, essendo stati avvistati in una o due sole occasioni. Questo dato conferma il ruolo dell’area come corridoio ecologico fondamentale lungo la costa laziale, fungendo da zona di transito per individui appartenenti a una macro-popolazione tirrenica più vasta. Di particolare rilievo gestionale è la “coda lunga” della distribuzione che identifica il nucleo ad alta fedeltà. La presenza di individui ricatturati in oltre 10, 15 e 25 occasioni documenta uno stretto legame trofico e sociale con l’area monitorata. Questi individui costituiscono la componente “altamente fedele” della popolazione, per la quale il sito rappresenta un habitat primario per attività quali il foraggiamento e il nursing.

I dati evidenziano che l’area funge non solo come zona di alimentazione, ma potenzialmente come area di nursery, aumentando il valore conservazionistico del sito. Individui immaturi sono presenti in circa il 40% dei gruppi avvistati. Sono stati identificati costantemente negli anni neonati (newborn) caratterizzati da pieghe fetali evidenti (Fig.22). La presenza sistematica di femmine con prole suggerisce che l’area offra condizioni ambientali e trofiche ottimali per le fasi critiche dello sviluppo dei piccoli.

 

Purtroppo, data l’elevata frequenza delle attività antropiche che insistono nel tratto di mare investigato, durante le uscite sono state rilevate evidenze di interazioni critiche di alcune specie con rifiuti solidi e attrezzi da pesca abbandonati. A ciò si aggiungono le mortalità per collisione con natanti, fenomeni di intrappolamento e tentativi di ingestione di residui plastici da parte dell’avifauna.